Archiviare contratti Enel su SharePoint. Gestire un customer care per una grande azienda. Protocollare PEC. Sono lavori veri, con mansioni precise, scadenze reali, colleghi che ti aspettano la mattina, sono i lavori che fanno ogni giorno Roberta, Francesco, Eleonora, Cristiano e Daniele — i soci lavoratori delle Job Stations di Progetto Itaca Roma.
Ognuno ha attraversato un periodo difficile legato al disagio psichico e nessuno di loro si definisce solo attraverso quello.
Il lavoro come diritto, non come premio
Le Job Stations sono centri di smart working assistiti, nati da un’idea di Fondazione Italiana Accenture e Progetto Itaca, oggi attivi in 10 città italiane. Il meccanismo è preciso: un’azienda partner assume direttamente la persona con storia di disagio psichico — il JOB Stationer — che lavora fisicamente negli spazi del Club Itaca Roma, affiancata da un tutor esperto e coordinata a distanza da un supervisor aziendale. Si parte tipicamente da un tirocinio, con un iter consolidato che accompagna gradualmente il JOB Stationer fino al contratto a tempo indeterminato e, in prospettiva, all’inserimento in azienda. jobstations
Per il lavoratore, il vantaggio è concreto e duplice: un reddito reale in un ambiente protetto, con formazione continua — corsi di informatica, pacchetto Office, lingue straniere — e la possibilità di crescere nel tempo, aggiungendo mansioni e complessità man mano che cresce l’autonomia. Per l’azienda, il modello risponde a esigenze altrettanto concrete: partecipare a un’iniziativa di Inclusion & Diversity, essere supportata in tutte le fasi dell’inserimento, rispettare gli obblighi di legge sul collocamento mirato e accedere agli incentivi economici previsti per chi assume persone con disabilità. Inclusione e convenienza, per una volta, non si contraddicono. jobstations
“Mi sento costantemente monitorata dallo staff ed anche più tutelata nel gestire le relazioni lavorative”, racconta Roberta, operatrice di customer care. “Se si presenta un problema — un carico lavorativo superiore al normale, oppure troppo stress, so che posso rivolgermi alla mia tutor per confrontarmi ed eventualmente proporre una soluzione.”
Non è assistenza. È una struttura che permette di stare nel lavoro senza che il lavoro diventi un fattore di crisi.
“Finalmente potevo vivere da solo”
Francesco non aveva mai lavorato prima di entrare in Job Station. Oggi si occupa di archiviazione documentale per Enel. Quando ha ottenuto il contratto a tempo indeterminato, la sua vita è cambiata: “Finalmente potevo avere una mia autonomia finanziaria e non dipendere più tanto dai miei genitori, potendo tra l’altro permettermi di vivere da solo.”
Cristiano, invece, aveva già fatto data entry altrove. Ma c’era una differenza sostanziale: “Era molto stressante, con ritmi secondo me poco umani. Cosa che in Job Station non si verifica.” Risultato: due aumenti di stipendio, un avanzamento di livello, entrambi per merito. “Si è rafforzata tantissimo la mia autostima. Mi sento produttivo e di dare il mio apporto positivo.”
Daniele, che si occupa di protocollazione PEC, usa poche parole ma quelle giuste: “All’inizio ero ansioso, poi piano piano sempre meglio, ora svolgo il lavoro in autonomia.” A fine giornata? “Stanco ma gratificato.”.
Un punto fermo che mi fa sentire appagata
Eleonora è quella con la storia più lunga. Associazione culturale, rassegne cinematografiche, anni in azienda con una grande agenzia interinale, poi il Covid, il ritorno al Club. Oggi lavora fianco a fianco con lo staff e i nuovi soci, seguendo il processo dei ringraziamenti ai donatori dall’inizio alla fine.
Alla domanda “come è cambiata la tua vita?”, risponde “Questo lavoro per me è un punto fermo, mi fa sentire appagata”.
Perché raccontarvelo
Ve lo raccontiamo perché le Job Stations esistono anche grazie a voi — a chi sostiene Progetto Itaca Roma, a chi firma il 5×1000, a chi crede che l’inclusione non sia uno slogan ma un insieme di cose concrete da costruire, una per una.
E perché storie come queste non finiscono sui giornali. Rimangono qui, tra di noi.
Il modello funziona. Lo dicono i contratti rinnovati, gli aumenti di merito, le vite che riprendono una forma riconoscibile. Lo dice Daniele quando parla di “responsabilità normali per la mia età”. Lo dice Francesco quando descrive la soddisfazione dei feedback positivi dei colleghi. Lo dice Eleonora quando guarda avanti e spera in qualche novità — “lavori come il podcast, per esempio” — senza paura del cambiamento.
Vuoi saperne di più sul progetto o sostenere le attività del Club Itaca Roma? Visita roma.progettoitaca.org — trovi tutti i programmi, dalle Job Stations al Famiglia a Famiglia, dai gruppi di supporto agli interventi nelle scuole.
Grazie per esserci.